1. Introduzione

Via Crucis è itinerario di sofferenze. «Gli uomini continuano a condannare, a tormentare, a uccidere Cristo nell'anima e nella carne dei loro simili. Carnefici gli uni degli altri non riescono pertanto a uccidere l'amore.» Con queste parole il poeta ticinese Pericle Patocchi introduceva nel 1967 il suo «Chemin de croix» laico. Nelle 14 stazioni di questa Via Crucis, Cristo, che non appare mai, ha lasciato il posto ai poveri e agli oppressi di questa Terra, vittime dei soprusi che si perpetuano nel tempo. Malgrado l'indifferenza e l'intolleranza, sintomi di flessione dei valori che dovrebbero alimentare il sodalizio fraterno all'interno della società, assistiamo a una crescente presa di coscienza e a un maggiore impegno morale e politico. Organizzazioni umanitarie e volontariato operano ovunque.

Il «Chemin de croix» del poeta Pericle Patocchi (3 premi Schiller e l'onorificenza di «Chevalier des lettre des Arts de l'Académie Française» nel 1966), tradotto dal francese in italiano dal premio Nobel Salvatore Quasimodo, fu pubblicato nel 1967 in una versione bibliofila con 14 acqueforti originali del noto pittore ticinese Mario Marioni, dall'editore Giulio Topi di Lugno. Quest'opera ha ispirato il compositore Walter Zweifel-Patocchi di Winterthur organista uscito dalla scuola del maestro Hans Vollenweider all'Accademia di Zurigo.

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